Menu principale
Annunci Google
Accedi
Google Translate
AddThis
| Il microscopio ottico |
|
|
|
| Scritto da Prof. Lombardo | ||||
| Mercoledì 03 Novembre 2010 14:33 | ||||
|
Tra gli strumenti più importanti nello studio delle cellule e dei microrganismi c'è sicuramente il microscopio ottico. Esso assolve due importanti funzioni:
Un uomo dotato di vista normale, per poter leggere una scritta deve porre gli occhi ad una distanza di almeno 25 - 30 cm dal foglio. A tale distanza l'occhio è in grado di separare due punti distanti almeno 0,075 - 0,1 mm. Due punti più vicini vengono quindi visti come un unico punto. Questa distanza viene detta potere o limite risolutivo dell'occhio.
Siccome le cellule degli organismi procarioti hanno dimensioni dell'ordine di 2 milionesimi di metro (2 micrometri) e le cellule eucariote hanno un diametro medio di 10 - 30 micrometri, per studiarle è necessario uno strumento ottico che ci permetta di valutarne la morfologia: con un buon microscopio ottico che utilizzi la luce bianca siamo in grado di discernere nitidamente oggetti con un diametro superiore a 0,2 micrometri. Quindi il potere risolutivo del microscopio ottico è di 0,2 micrometri e non siamo in grado di osservare oggetti di grandezza minore. Con un adatto sistema di lenti si è in grado di ottenere ingrandimenti superiori a mille volte la dimensione reale dell'oggetto osservato.
La risoluzione del microscopio ottico
Il potere risolutivo o risolvente può essere espresso come:
dove λ (lambda) è la lunghezza d'onda della luce incidente, n è l'indice di rifrazione del mezzo interposto tra obiettivo e vetrino ed α (alfa = angolo di apertura della lente) è il semiangolo del cono luminoso entrante. Il prodotto al denominatore viene detto apertura numerica, è un numero adimensionale ed è un modo per esprimere l'angolo di apertura della lente dell'obiettivo senza utilizzare il grado sessagesimale.
Schema raffigurante l'apertura numerica di un obiettivo
Dalla formula si può osservare che modificando la lunghezza d'onda della luce utilizzata dal microscopio ottico, si può aumentare o diminuire il limite della risoluzione; tuttavia questo sistema non è molto efficace dato che l'intervallo delle lunghezze d'onda del campo visibile è abbastanza ristretto. Un altro modo per modificare il limite di risoluzione consiste nell'utilizzare una goccia di olio da immersione come l'olio di cedro (n=1,515) da interporre tra preparato e obiettivo. Questo fluido, infatti, ha un indice di rifrazione più elevato di quello dell'aria. In questo modo aumentiamo il valore del denominatore, così che "d" diventa più piccolo; il microscopio ora riesce a risolvere due punti più vicini e l'immagine è quindi più nitida.
Schema di un obiettivo ad immersione: l'olio ed il vetro hanno indici di rifrazione comparabili
Struttura del microscopio ottico
La struttura di un microscopio ottico si può suddividere in due parti principali:
Schema di un microscopio ottico: vengono evidenziate le parti più importanti
Lo stativo a sua volta è composto da:
Particolare del tavolino portaoggetti con l'apposita levetta utilizzata per ancorare il vetrino
Particolare delle manopole per la messa a fuoco: sono posizionate in posizione concentrica. La più grande (esterno) è la macrometrica e serve per gli spostamenti più grossolani; la seconda (interno) è la micrometrica e viene utilizzata per la messa a fuoco più precisa
Mediante queste manopole si può spostare il tavolino nelle due direzioni del piano xy (traslazione del vetrino)
Mediante questa scala graduata l'operatore può tenere traccia degli spostamenti di traslazione del piano xy
Particolare del portalenti: in alto gli oculari, in basso gli obiettivi
Particolare del porta obiettivi: il sistema può essere regolato per adattare gli oculari alla nostra distanza oculare
Particolare del portaobiettivi: viene detto a revolver, perché permette di cambiare obiettivo senza smontare o rimontare nulla ma semplicemente ruotando il supporto.
La parte ottica è composta da:
La lampada viene posta al di sotto di una lente convergente, che permette di concentrare i raggi luminosi verso il condensatore ottico
Particolare dell'interruttore (sinistra) e del reostato (destra): con questo dispositivo siamo in grado di regolare la luce che arriva al microscopio
Particolare del condensatore ottico: è posto sotto il tavolino portaoggetto. Sulla sinistra è visibile la manopola che consente di regolare la distanza del condensatore dal tavolino
Particolare del diaframma ad iride: posizione aperta
L'operatore può agire sulla levetta laterale e chiudere il diaframma
Particolare della testata ottica del microscopio ottico, che monta gli oculari
Un oculare del microscopio ottico: questo illustrato permette un ingrandimento di 10 volte
Particolare degli obiettivi
Gli obiettivi portano delle iscrizioni incise sulla loro superficie esterna. Vediamo cosa significano. Sull'obiettivo a sinistra nell'ultima foto leggiamo:
40/0.65 N.A. 40 è il numero di ingrandimenti permesso dall'obiettivo, cioè 40 volte;
0,65 è l'apertura numerica (N.A.) di cui abbiamo parlato prima;
160 è la distanza, espressa in millimetri, che deve intercorrere tra questo obiettivo e l'oculare;
0.17 è lo spessore massimo, espresso in millimetri, che deve avere il vetrino coprioggetto.
Alcuni suggerimenti nell'uso del microscopio ottico
Come tutti gli strumenti ottici, il microscopio deve essere conservato in un luogo asciutto, al riparo dalla polvere. Tenetelo quindi sempre coperto con l'apposito panno o la custodia morbida.
Lavorate sempre in posizione comoda, possibilmente su un tavolo ampio ed alto abbastanza da permettervi di appoggiare i gomiti stando seduti, in maniera da consentire alla schiena una postura rilassata.
Fate una breve pausa ogni venti minuti circa: i vostri occhi ve ne saranno grati!
Se utilizzate il microscopio per la prima volta, ricordate di aggiustare la distanza tra le pupille: è fondamentale utilizzare la visione binoculare. Cercate di focalizzare lo sguardo al centro del campo visivo (come se voleste storcere leggermente gli occhi); quando vi sarete abituati verrà naturale farlo.
Prima di mettere il vetrino con il preparato sul tavolino, abbassate il piano. Poi mettete a fuoco con l'obiettivo ad ingrandimento minore.
Una volta stabilita la lunghezza focale, potete ruotare il portaobiettivi a revolver senza paura: l'obiettivo non colpirà il vetrino. Poi regolate il fuoco solo con la micrometrica.
Se dovete utilizzare l'obiettivo ad immersione usate questo trucco: ruotate a metà strada il revolver, chiudete quasi completamente il diaframma del condensatore (il campo di osservazione scelto si illuminerà meglio) e fate cadere una sola goccia nella zona illuminata. Poi ruotate delicatamente il revolver nella direzione opposta, in maniera tale da far aderire bene l'olio all'obiettivo e impedire la formazione di fastidiose bolle d'aria. Se c'è aria non riuscirete mai a mettere a fuoco!
Se utilizzate l'olio per l'immersione, ricordatevi di pulire bene l'obiettivo, prima di mettere via l'apparecchio, con un panno morbido: se necessario utilizzate alcol etilico. Non vi consiglio di utilizzare solventi più aggressivi, perchè potrebbero danneggiare il collante delle lenti.
Pulite le parti ottiche con un panno morbido o con un pennello adatto e morbido: le lenti si rigano con facilità. Non smontate le lenti: questo lavoro deve essere fatto da personale esperto e in ambienti adatti.
Bibliografia
S. Campari - Guida al laboratorio di microbiologia - Zanichelli 1992 - ISBN 88-08-10810-4
M.G. Fiorin - Microbiologia Principi e tecniche - Edi Ermes Scuola Milano 1993 ISBN 88-7051-123-5
|
||||
| Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Febbraio 2011 15:45 |














