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“Quando i principi dell’evoluzione saranno accettati da tutti...
le discussioni tra chi sostiene l’esistenza di sottospecie o razze morranno di una morte silenziosa cui nessuno farà caso”.

C. Darwin - The Descent of Man and Selection in Relation to Sex (1871)

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Le cellule staminali PDF Stampa E-mail
Scritto da Isabella Mengarelli   
Mercoledì 08 Maggio 2013 17:24

Origine

Le cellule staminali possono essere generalmente suddivise in embrionali e adulte a seconda del tessuto da cui derivano. Nel caso delle cellule staminali umane, se sono state prelevate da un embrione (precisamente dalla “inner cell mass”= massa cellulare interna, includente epiblasto ed ipoblasto di un embrione di 4-5 giorni, prima dell'impianto nell'utero materno) si chiamano “embrionali”, se invece prelevate da un tessuto di una persona adulta si chiamano “adulte”. In realtà le cellule staminali esistono anche nei feti, nei neonati e ad ogni stadio della vita di un organismo.

 

Caratteristiche

Per poter essere definita “staminale” una cellula deve avere due principali caratteristiche:

  1. capacità di proprio rinnovamento (“self-renewal”)
  2. capacità di generare altri tipi di cellule del corpo.

Se può generare tutti i tipi di cellule, una cellula si dice “toti-potente”, se può generare quasi tutti i tipi di cellule dei tre diversi foglietti embrionali (ectoderma, mesoderma, endoderma) si dice “pluri-potente”, se può generare molti tipi diversi di cellule ma non necessariamente di tutti e tre i foglietti embrionali, si dice “multi-potente”). Si può affermare che una cellula è capace di self-renewal solo se ad ogni divisione cellulare tale cellula dà origine a due cellule di cui una è esattamente identica alla cellula madre e quindi capace di self-renewal, pluripotente o multipotente e l'altra capace di cominciare un processo di differenziamento (che include anche divisioni cellulari) che la porterà a diventare un altro tipo di cellula (per esempio una cellula del cuore, della pelle o dell'intestino, etc....). Un punto molto importante da ricordare è che solo le cellule staminali embrionali sono pluripotenti, le cellule staminali adulte sono multipotenti, entrambe capaci di self-reneweal. Pertanto diventa di estrema importanza poter dimostrare con cura sia la capacità di self-renewal, sia la pluripotenza o multipotenza per poter affermare che una cellula è una cellula staminale. Queste dimostrazioni sono spesso complicate e scientificamente laboriose, tuttavia possibili.  Purtroppo a volte non si fa sufficiente attenzione a dimostrare tali due caratteristiche e pertanto “cellule progenitrici” in tessuti adulti possono essere scambiate per cellule staminali.

Human embryo cells

Breve Storia

Per la cronologia esatta degli esperimenti puoi consultare per esempio questa pagina sul sito del Boston Children's Hospital.

Le cellule staminali embrionali sono state originariamente isolate da embrioni di topo (1981) e poi, nel 1998 da embrioni umani (J. Thomson 's laboratory, USA). L'isolamento è stato condotto su embrioni umani (con il consenso dei genitori donatori degli oociti e spermi) derivanti da pratiche di fertilizzazione in vitro (IVF= In Vitro Fertilization) che richiede le generazione di molti embrioni poi inutilizzati e congelati. Da tali cellule staminali embrionali sono state sviluppate delle “linee” cellulari che vengono preservate in azoto liquido (congelamento a bassissima temperatura) e possono essere scongelate e messe in cultura a 37 gradi centigradi in qualunque momento per utilizzarle in esperimenti. Le “linee cellulari staminali” sono cellule derivate da quelle originarie che erano state prelevate dagli embrioni o adulti. Tali linee si mantengono tramite normali divisioni cellulari che preservano tutte le caratteristiche delle cellule originarie (self-renewal e pluripotenza).

Le cellule staminali adulte esistono nei tessuti di un adulto e, seppur spesso difficili da identificare correttamente, possono essere isolate da tali tessuti.

Successivamente al lavoro di Thompson molti altri laboratori nel mondo sono stati in grado di isolare cellule staminali embrionali umane e di altri organismi e stabilire nuove linee.

 

Problemi etici

Alcuni credi religiosi considerano un oocita fertilizzato da uno sperma, cioè lo “zigote” e tutte le cellule che ne derivano durante le prime, successive divisioni cellulari avere la stessa dignità umana di un neonato o di un adulto. Questi dogmi religiosi hanno particolare rilevanza in relazione alla generazione di cellule staminali EMBRIONALI. Solo tali cellule staminali (e non quelle adulte) sono prelevate da embrioni di 4-5 giorni con conseguente distruzione dell'embrione, il quale non è più in grado di procedere con lo sviluppo e diventare un feto e poi nascere. Tali dogmi religiosi considerano pertanto la generazione delle cellule staminali embrionali equiparabile ad un omicidio o ad un aborto. Questi sono complessi e delicatissimi problemi etici che richiedono prima di tutto la definizione, a livello di coscienza personale, di qual è il momento nel complesso e lungo sviluppo embrionale umano in cui si vuole considerare l'interruzione di tale sviluppo equivalente ad un omicidio o aborto. Per aiutare a riflettere si voglia anche pensare ad un seme di una pianta che se messo nel terreno con la giusta umidità e nutrienti può diventare, sviluppando nel tempo, un enorme pianta. Mangiare quel seme equivale a uccidere una pianta? Un seme è una pianta? A questi quesiti solo la propria coscienza razionale o/e religiosa può dare una risposta personale.

 

Applicazioni mediche delle cellule staminali

Quando le cellule staminali sia embrionali che adulte vengono messe in particolari condizioni di crescita in laboratorio (“in vitro”) in presenza di particolari nutrienti e fattori di crescita esse possono diventare cellule differenziate di qualunque tipo. Le si può far diventare cellule dell'intestino, neuroni del cervello, neuroni motori (che danno l'impulso per il movimento dei muscoli) cellule del fegato e del pancreas, cellule del cuore, cellule della retina e della lente dell'occhio...solo per fare alcuni esempi. Moltissime solo le malattie che colpiscono organi come il cuore, il fegato, l'occhio, il cervello. In queste malattie o in caso di incidenti in cui questi organi e altri vengono danneggiati, alcune cellule dell'organo adulto non funzionano più oppure muoiono. Tali cellule potrebbero essere sostituite o la funzionalità dell'organo potrebbe essere migliorata con l'applicazione di cellule differenziate in laboratorio partendo dalle cellule staminali. L'attività di ricerca in questo settore ha fatto importanti passi avanti e alcune applicazioni su pazienti umani sono già in fase di test clinico negli USA. Tuttavia molto c'è ancora da scoprire e migliorare prima di poter sviluppare cure efficienti e sicure per la salute del paziente. Queste cellule offrono un enorme potenzialità terapeutica.

Inoltre le cellule differenziate derivate dalle cellule staminali rappresentano un utile substrato per testare l'efficacia o la tossicità di nuovi composti chimici o molecole anche naturali che potrebbero essere usati in futuro a scopo terapeutico.

 

Embrionali o adulte?

Molte, ma non tutte le potenzialità  offerte dalle cellule staminali embrionali sono anche offerte dalle staminali adulte perché multipotenti. Tuttavia ci sono importantissimi settori in cui le staminali adulte non sono o sono di minore aiuto. Per esempio la comprensione a livello molecolare dello sviluppo embrionale umano è un settore in cui la scienza ha ancora conoscenze molto limitate. Tale sviluppo invece è di enorme importanza perché la comprensione di molti meccanismi molecolari normali che si verificano durante lo sviluppo embrionale può aiutarci a capire quali meccanismi molecolari vengono alterati durante una malattia che si sviluppa successivamente o nell'adulto. La cosiddetta “biologia dello sviluppo” ha un' importanza fondamentale in biologia e medicina a livello sia anatomico che ancor di più molecolare. In questi settore le cellule staminali embrionali offrono un mezzo di comprensione insostituibile (da quelle adulte) e preziosissimo.

 

Induced pluripotent Stem Cells (iPSC)

Nel 2006 e 2007 i laboratori di S.Yamanaka (Japan) and J. Thomson (USA) generarono “cellule staminali pluripotenti indotte” di topo (Yamanaka, 2006) e di uomo (Yamanaka e Thomson indipendentemente, 2007). Queste cellule vengono formate tramite l'inserimento di 4 geni specifici in cellule differenziate (quali fibroblasti o cheratinociti) prelevati da una persona adulta. Come conseguenza dell'espressione di quei specifici 4 geni tali cellule differenziate vengono “riprogrammate” e ridiventano indifferenziate e pluripotenti assumendo caratteristiche simili alle cellule staminali embrionali. Queste cellule riprogrammate vengono chiamate “cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC)” e possono essere ri-differenziate in vitro a formare vari altri tipi di cellule utilizzabili a scopi terapeutici. Queste cellule sono molto importanti perché non presentano problemi etici in quanto le cellule originarie sono prelevate da persone adulte senza alcun danno e perché tali cellule si comportano in modo simile (anche se non identico) alle cellule staminali embrionali. Inoltre si possono in teoria generare iPSC derivate da qualunque persona ne abbia bisogno risolvendo in parte il problema del rigetto nel caso che cellule differenziate derivate dalle iPSC siano ri-trapiantate nello stesso paziente.

Per la generazione delle iPSC e per gli iniziali esperimenti sulla riprogrammazione, Profs. Drs. S. Yamanaka and J. Gurdon hanno ricevuto quest'anno (2012) il premio Nobel in Medicina.

 

Isabella Mengarelli, Ph.D.

Dept. Experimental Cardiology

Academic Medical Center

Amsterdam

The Netherlands

 

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 08 Maggio 2013 17:39
 
Elettrolisi dell’acqua PDF Stampa E-mail
Scritto da Prof. Lombardo   
Domenica 10 Marzo 2013 19:03

 

Sottoponendo ad una certa tensione elettrica soluzioni basiche o acide è possibile decomporre l’acqua nei suoi costituenti (O2 e H2). Questo processo, che è detto elettrolisi, sfrutta dell’energia elettrica per far avvenire le reazioni redox. Nel caso dell'acqua può essere realizzato in una speciale apparecchiatura detta voltametro di Hoffmann.

I due elettrodi vengono sottoposti ad una certa d.d.p. in corrente continua: il polo negativo si chiama catodo mentre il polo positivo funge da anodo. Ricordatevi: in elettrochimica all’anodo avviene sempre l’ossidazione, mentre al catodo avviene sempre la riduzione.

Vediamo che cosa succede nei due casi.

 

Elettrolisi di soluzioni basiche

 

Facciamo l’ipotesi di utilizzare una soluzione acquosa di KOH. Questa base in acqua si dissocia in K+ e OH-. Al catodo, ricco di elettroni, migreranno i cationi, quindi K+. La possibile riduzione di questa specie sarà:

 

(I)        K+ + e- K                                E°= -2,924 V

 

Ma bisogna ricordare che l’acqua è presente in concentrazione elevatissima; quindi al catodo può avvenire anche la scarica dell’acqua:

 

(II)       2H2O + 2e- H2 + 2OH- E°= -0,828 V →

 

Tra le due avviene quella più probabile, cioè quella con un potenziale di riduzione maggiore, cioè la (II).

Quindi la reazione nel comparto catodico sarà:

 

2H2O + 2e- H2 + 2OH- CATODO (-)

 

 

All’anodo migreranno gli anioni, cioè OH-. La reazione di ossidazione di OH- è:

 

(III)      4OH- O2 + 2H2O + 4e- E°= + 0,401 V

 

Ma per lo stesso motivo citato prima anche l’acqua può ossidarsi secondo la reazione:

 

(IV)      2H2O O2 + 4H+ + 4e- E°= + 1,23 V

 

Tra le due reazioni avverrà quella che presenta la specie chimica con la minore tendenza a ridursi (quindi la massima tendenza ad ossidarsi) e cioè la (III). E’ come dire che avviene quella con il potenziale di ossidazione maggiore (basta cambiare il segno ai potenziali di riduzione e vedere qual è quello maggiore).

Quindi la reazione del comparto anodico sarà:

 

4OH- O2 + 2H2O + 4e- ANODO (+)

 

 

 

 

La reazione totale si ottiene sommando le due semireazioni:

2(2H2O + 2e- H2 + 2OH-)

4OH- O2 + 2H2O + 4e-

_________________________

2H2O 2H2 + O2

 

Dalla reazione si vede che dall’elettrolisi dell’acqua si ottengono volumi di idrogeno doppi rispetto all’ossigeno.

 

Elettrolisi di soluzioni acide

 

Facciamo l’ipotesi di utilizzare una soluzione di H2SO4. Questo acido si dissocia in ioni H+ e ioni SO42-. Al catodo, ricco di elettroni, migreranno i cationi, quindi H+. La possibile riduzione di questa specie sarà:

 

(I)        2H+ + 2e- H2 E°= 0 V

 

Per le stesse considerazioni fatte prima anche l’acqua può ridursi, secondo la reazione vista prima:

 

 

(II)       2H2O + 2e- H2 + 2OH- E°= -0,828 V

 

Tra le due avviene quella con il potenziale di riduzione maggiore , quindi la (I)

 

 

2H+ + 2e- H2 CATODO (-)

 

All’anodo possono avvenire le seguenti ossidazioni:

 

(III)      2 SO4 2- S2O8 2- + 2 e- E°= + 2,07 V

(IV)      2H2O O2 + 4H+ + 4e- E°= + 1,23 V

 

Come già visto per le soluzioni alcaline, avviene la reazione con il potenziale di ossidazione maggiore, quindi la (IV).

 

2H2O O2 + 4H+ + 4e- ANODO (+)

Anche in questo caso avremo al catodo sviluppo di idrogeno mentre all’anodo si formerà ossigeno.

2(2H+ + 2e- H2)

2H2O O2 + 4H+ + 4e-

_______________________________

2H2O 2H2 + O2

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Ultimo aggiornamento Domenica 10 Marzo 2013 19:07
 
Nomenclatura tradizionale di alcuni composti inorganici PDF Stampa E-mail
Scritto da Prof. Lombardo   
Giovedì 28 Febbraio 2013 18:09

Nomenclatura tradizionale di alcuni composti chimici

Composti dell’alluminio

Formula

n.o.

Nomenclatura tradizionale

Al2O3

+3

Ossido di alluminio

Anidride alluminica

Allumina

HAlO2

+3

Acido metalluminico

AlO2-

+3

Ione metalluminato

Al(OH)3

+3

Idrossido di alluminio

H3AlO3

+3

Acido ortoalluminico

Acido alluminico

AlO33-

+3

Ione ortoalluminato

Ione alluminato

Composti dell’antimonio

Formula

n.o.

Nomenclatura tradizionale

SbH3

-3

Stibina

Sb2O3

+3

Anidride antimoniosa

HSbO2

+3

Acido metaantimonioso

SbO2-

+3

Ione metaantimonito

Sb(OH)3

+3

Idrossido antimonioso

H3SbO3

+3

Acido antimonioso

SbO33-

+3

Ione antimonito

Sb2O5

+5

Anidride antimonica

HSbO3

+5

Acido metaantimonico

SbO3-

+5

Ione metaantimoniato

H3SbO4

+5

Acido ortoantimonico

Acido antimonico

SbO43-

+5

Ione ortoantimoniato

Ione antimoniato

H4Sb2O7

+5

Acido piroantimonico

Sb2O74-

+5

Ione piroantimoniato

Composti dell’arsenico

Formula

n.o.

Nomenclatura tradizionale

AsH3

-3

Arsina

AsH4+

-3

Ione arsonio

As2O3

+3

Anidride arseniosa

As2O5

+5

Anidride arsenica

HAsO2

+3

Acido metarsenioso

AsO2-

+3

Ione metarsenito

H3AsO3

+3

Acido ortoarsenioso

Acido arsenioso

AsO33-

+3

Ione ortoarsenito

Ione arsenito

HAsO3

+5

Acido metaarsenico

AsO3-

+5

Ione metaarseniato

H3AsO4

+5

Acido arsenico

Acido ortoarsenico

AsO43-

+5

Ione arseniato

Ione ortoarseniato

H4AsO7

+5

Acido piroarsenico

Acido diarsenico

AsO74-

+5

Ione piroarseniato

Ione diarseniato

Composti dell’azoto

Formula

n.o.

Nomenclatura tradizionale

NH3

-3

Idruro di azoto

Ammoniaca

N2O

+1

Protossido di azoto

Ossido nitroso

NO

+2

Ossido di azoto

Ossido nitrico

N2O3

+3

Anidride nitrosa

NO2

+4

Anidride nitroso-nitrica

Biossido di azoto

N2O4 (dimero di NO2)

+4

Ipoazotide

 

N2O5

+5

Anidride nitrica

H2N2O2

+1

Acido iponitroso

HNO2

+3

Acido nitroso

HNO3

+5

Acido nitrico

HSNO5

[NO]+[HSO4]-

+3

Acido nitrosilsolforico

Idrogenosolfato di nitrosile

HCN

-3

Acido cianidrico

HOCN

-3

Acido cianico

HSCN

-3

Acido tiocianico

Acido solfocianico

Acido rodanico

(CN)2

-3

Cianogeno

HN3

-1/3

Acido azotidrico

N3-

-1/3

Ione azoturo

NH4+

-3

Ione ammonio

NO2-

+3

Ione nitrito

NO3-

+5

Ione nitrato

CN-

-3

Ione cianuro

NH2-

-3

Ammoniuro

N3-

-3

Nitruro

 

Composti del bismuto

Formula

n.o.

Nomenclatura tradizionale

Bi2O3

+3

Anidride bismutosa

HBiO2

+3

Acido bismutoso

BiO2-

+3

Ione bismutito

Bi2O5

+5

Anidride bismutica

HBiO3

+5

Acido bismutico

BiO3-

+5

Ione bismutato

 

Composti del boro

Formula

n.o.

Nomenclatura tradizionale

B2O3

+3

Anidride borica o ossido borico

HBO2

+3

Acido metaborico

H3BO3

+3

Acido ortoborico o borico

BO2-

+3

Ione metaborato

BO33-

+3

Ione ortoborato o borato

H4B2O5

+3

Acido piroborico

B2O54-

+3

Ione piroborato

H2B4O7

+3

Acido tetraborico

B4O72-

+3

Ione tetraborato

HBO3

+3

Acido perossiborico

BO3-

+3

Ione perossiborato

B2H6

+3

Diborano

B4H10

+3

Tetraborano

[BH4]-

+3

Ione tetraidruroborato o boroidruro

B3-

-3

Boruro

Na2B4O7∙10H2O

+3

Borace

Composti del bromo

Formula

n.o.

Nomenclatura tradizionale

HBr

-1

Acido bromidrico

Br-

-1

Ione bromuro

Br2O

+1

Anidride ipobromosa

HBrO

+1

Acido ipobromoso

BrO-

+1

Ione ipobromito

HBrO2

+3

Acido bromoso

BrO2-

+3

Ione bromito

BrO2

+4

Biossido di bromo

Br2O5

+5

Anidride bromica

HBrO3

+5

Acido bromico

BrO3-

+5

Ione bromato

Br2O7

+7

Anidride perbromica

HbrO4

+7

Acido perbromico

BrO4-

+7

Ione perbromato

Composti del cloro

Formula

n.o.

Nomenclatura tradizionale

HCl

-1

Acido cloridrico

Cl-

-1

Ione cloruro

Cl2O

+1

Anidride ipoclorosa

HClO

+1

Acido ipocloroso

ClO-

+1

Ione ipoclorito

Cl2O3

+3

Anidride clorosa

HClO2

+3

Acido cloroso

ClO2-

+3

Ione clorito

ClO2

+4

Anidride clorosa-clorica

Diossido di cloro

Cl2O5

+5

Anidride clorica

HClO3

+5

Acido clorico

ClO3-

+5

Ione clorato

ClO3

+6

Triossido di cloro

Cl2O7

+7

Anidride perclorica

HClO4

+7

Acido perclorico

ClO4-

+7

Ione perclorato

Composti del cromo

Formula

n.o.

Nomenclatura tradizionale

CrO

+2

Ossido di cromo (II)

Ossido cromoso

Cr(OH)2

+2

Idrossido di cromo (II)

Idrossido cromoso

Cr2O3

+3

Ossido di cromo (III)

Anidride cromosa

HCrO2

+3

Acido metacromoso

CrO2-

+3

Ione metacromito

Cr(OH)3

+3

Idrossido di cromo (III)

H3CrO3

+3

Acido cromoso

CrO33-

+3

Ione cromito

CrO3

+6

Anidride cromica

H2CrO4

+6

Acido cromico

CrO42-

+6

Ione cromato

H2Cr2O7

+6

Acido dicromico

Cr2O72-

+6

Ione dicromato

Composti del fosforo

Formula

n.o.

Nomenclatura tradizionale

PH3

-3

Fosfina

H3PO2

(HO)P(O)H2

+1

Acido fosfinico

Acido ipofosforoso

P2O3

+3

Anidride fosforosa

HPO2

+3

Acido metafosforoso

H3PO3

(HO)2P(O)H

+3

Acido fosfonico

Acido fosforoso

H4P2O5

+3

Acido difosforoso

H4P2O6

+4

Acido ipofosforico

P2O5

+5

Anidride fosforica

HPO3

+5

Acido metafosforico

H4P2O7

+5

Acido pirofosforico

Acido difosforico

H3PO4

+5

Acido ortofosforico

Acido fosforico

PH4+

-3

Ione fosfonio

H2PO2-

+1

Ione fosfinato

Ione ipofosfito

HPO32-

+3

Ione fosfonato

Ione fosfito

H2PO3-

+3

Ione idrogenofosfito

P3-

-3

Ione fosfuro

 

Composti dello iodio

Formula

n.o.

Nomenclatura tradizionale

HI

-1

Acido iodidrico

I-

-1

Ione ioduro

HIO

+1

Acido ipoiodoso

IO-

+1

Ione ipoiodito

I2O4

+4

Tetrossido di diiodio

I2O5

+5

Anidride iodica

HIO3

+5

Acido iodico

IO3-

+5

Ione iodato

I2O7

+7

Anidride periodica

H5IO6

+7

Acido ortoperiodico

Acido paraperiodico

IO65-

+7

Ione ortoperiodato

HIO4

+7

Acido periodico

Acido metaperiodico

IO4-

+7

Ione periodato

Ione metaperiodato

H4I2O9

+7

Acido diperiodico

I2O94-

+7

Ione diperiodato

H3IO5

+7

Acido mesoperiodico

IO53-

+7

Ione mesoperiodato

Composti del manganese

Formula

n.o.

Nomenclatura tradizionale

MnO

+2

Ossido di manganese

Mn(OH)2

+2

Idrossido di manganese

MnO2

+4

Anidride manganosa

Biossido di manganese

MnO(OH)2

+4

Idrato manganico

H2MnO3

+4

Acido manganoso

Acido metamanganoso

MnO32-

+4

Ione manganito

Ione metamanganito

MnO3

+6

Anidride manganica

H2MnO4

+6

Acido manganico

MnO42-

+6

Ione manganato

Mn2O7

+7

Anidride permanganica

HMnO4

+7

Acido permanganico

MnO4-

+7

Ione permanganato

Composti del selenio

Formula

n.o.

Nomenclatura tradizionale

H2Se

-2

Acido selenidrico

Se2-

-2

Ione seleniuro

H2SeO3

+4

Acido selenioso

SeO32-

+4

Ione selenito

H2SeO4

+6

Acido selenico

SeO42-

+6

Ione seleniato

Composti del silicio

Formula

n.o.

Nomenclatura tradizionale

SiH4

-4

Silano

Si4-

-4

Siliciuro

SiO2

+4

Anidride silicica

Biossido di silicio

Silice

H2SiO3

+4

Acido metasilicico

SiO32-

+4

Ione metasilicato

H4SiO4

+4

Acido ortosilicico

SiO44-

+4

Ione ortosilicato

Composti dello stagno

Formula

n.o.

Nomenclatura tradizionale

SnO

+2

Anidride stannosa

Sn(OH)2

+2

Idrossido stannoso

H2SnO2

+2

Acido stannoso

SnO22-

+2

Ione stannito

SnO2

+4

Biossido di stagno

Anidride stannica

H2SnO3

+4

Acido metastannico

SnO32-

+4

Ione metastannato

Sn(OH)4

+4

Idrossido stannico

H4SnO4

+4

Acido ortostannico

SnO44-

+4

Ione ortostannato

Composti dello zolfo

Formula

n.o.

Nomenclatura tradizionale

H2S

-2

Acido solfidrico

S2-

-2

Ione solfuro

H2S2O3

+2

Acido tiosolforico

S2O32-

+2

Ione tiosolfato

H2S5O6

+2

Acido pentationico

S5O62-

+2

Ione pentationato

H2S6O6

+5/3

Acido esationico

S6O62-

+5/3

Ione esationato

H2S4O6

+5/2

Acido tetrationico

S4O62-

+5/2

Ione tetrationato

H2S2O4

+3

Acido ditionoso

S2O42-

+3

Ione ditionito

H2S2O6

+10/3

Acido tritionico

S2O62-

+10/3

Ione tritionato

SO2

+4

Anidride solforosa

H2SO3

+4

Acido solforoso

SO32-

+4

Ione solfito

H2S2O5

+4

Acido disolforoso

S2O52-

+4

Ione disolfito

H2S2O6

+5

Acido ditionico

S2O62-

+5

Ione ditionato

SO3

+6

Anidride solforica

H2SO4

+6

Acido solforico

SO42-

+6

Ione solfato

H2SO5

+6

Acido perossosolforico

SO52-

+6

Ione perossosolfato

H2S2O8

+6

Acido perossodisolforico

S2O82-

+6

Ione perossidisolfato

H2S2O7

+6

Acido disolforico

Acido pirosolforico

S2O72-

+6

Ione disolfato

Ione pirosolfato

 

Fonti

L. Malatesta – “Chimica inorganica” – seconda edizione 1965 – L’Editrice Scientifica – Milano

P. Chiorboli – “Fondamenti di chimica” – seconda edizione 1989 – UTET – Torino

I. Guerriero – “Nomenclatura, ossidoriduzioni e formule di struttura” – Alpha Test 2003 - Milano

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Ultimo aggiornamento Venerdì 01 Marzo 2013 14:50
 
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