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| Il seme e la germinazione |
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| Scritto da Prof. Lombardo | ||
| Martedì 17 Gennaio 2012 18:06 | ||
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Il seme delle Sporofite (Gimnosperme e Angiosperme) è una struttura complessa in cui è possibile distinguere tre componenti di diversa origine:
Il tegumento È costituito in genere da due strati, testa e tegmen, che provengono embriologicamente dai due strati che ricoprono l’ovulo e cioè la primina e la secondina.
L’embrione Nell’embrione si riconosce l’abbozzo della nuova pianta; esso possiede un apice radicale e all’altro estremo una plumula, cioè un nuovo germoglio con le prime foglioline foto sintetizzanti. Possiede inoltre una o più foglie particolari, i cotiledoni, che possono avere funzione di immagazzinamento di sostanze di riserva (in questo caso il volume dell’endosperma è proporzionalmente ridotto).
L’endosperma È un tessuto in cui sono accumulati materiali di riserva utili all’embrione; è triploide (3n) dato che deriva dalla gamia di uno dei due nuclei spermatici del granulo pollinico e i due nuclei polari dell’ovulo.
Confronto tra semi Nelle Gimnosperme il tegumento è in genere legnoso, l’endosperma è il gametofito femminile (aploide), l’embrione possiede tipicamente una corona di molti cotiledoni. Nelle Monocotiledoni l’embrione è molto piccolo (è il cosiddetto germe), il tessuto principale è l’endosperma. Nelle Graminacee il frutto viene detto cariosside ed è un ingrossamento delle pareti dell’ovario, come tutti i veri frutti (i falsi frutti come le mele o le pere sono invece ingrossamenti del calice fiorale). Il frutto delle Graminacee si identifica praticamente con il seme o meglio con la sua parte esterna. L’unico cotiledone viene detto scutello, esso assorbe i metaboliti dell’endosperma e li porta nell’embrione vero e proprio. Gli apici sono protetti da guaine dette:
Materiali di riserva dei semi Proteine: circa 10 – 20 % del peso secco (anche se nella soia si arriva al 37%) Carboidrati: in genere amido Trigliceridi: esteri del glicerolo con acidi grassi saturi e insaturi
Le proteine quindi in genere sono costanti; nel caso di un grosso accumulo di amido la percentuale dei lipidi diminuisce e viceversa (con l’eccezione di arachide e soia che mantengono un certo equilibrio tra carboidrati e lipidi). Le proteine sono localizzate a ridosso dei tegumenti (strato aleuronico). Altro materiale di riserva: fitina (poliestere di un alcol esavalente ciclico, l’inositolo, con gruppi fosforici); è una riserva di fosfati che sta nel globoide. Quando la cellula ha bisogno di fosfati usa la fitasi che idrolizza i legami estere con l’inositolo. Il globoide, presente nel vacuolo, contiene proteine cristalline, proteine amorfe e fitina. L’amido è presente sottoforma di granuli negli amiloplasti. I grassi sono invece contenuti in organuli diversi, gli sferosomi.
Germinazione Evento primario: biosintesi di nuove proteine dopo pochi minuti dall’imbibizione (notevole attività ribosomiale). Dapprima agiscono le endopeptidasi e successivamente le esopeptidasi; le catene proteiche vengono scisse e gli amminoacidi risultanti vengono utilizzati tal quali oppure transaminati. Vengono sintetizzate nuove proteine enzimatiche che saranno utilizzate per scindere i polimeri delle riserve di amido. Evento secondario: consumo di ossigeno a dieci ore dalla germinazione; dopo venti ore il consumo si stabilizza. Dopo 6 – 8 giorni viene raggiunta la massima attività amilasica con la scissione dell’amido. L’idrolisi riguarda il legame 1-4 rotto dall’a-amilasi e dalla b-amilasi (il sottoprodotto è costituito dalle destrine) e il legame 1-6 (destrine) rotto dall’amido-1,6-glucosidasi detta anche destrinasi. L’amido viene attaccato dall’amido-fosforilasi; la reazione, detta di fosforolisi, produce ogni volta un’unità di glucosio-1-fosfato e la restante catena di amido. I semi sono cellule particolari; hanno il 20% di acqua invece del 90% per cui i sistemi chimico-fisici risultano alterati. Perché avvenga la germinazione è necessaria la reidratazione (l’assorbimento di acqua è difficoltoso per la presenza dei tegumenti esterni); solo successivamente ci sarà lo sviluppo dell’embrione. La reidratazione avviene in due fasi:
La temperatura è un fattore fondamentale. I semi non effettuano la fotosintesi, pochi hanno la clorofilla; quindi sono eterotrofi ed il loro metabolismo si basa sulla respirazione che avviene dopo almeno cinque ore circa dall’ingresso dell’acqua. La respirazione delle piante è un po’ diversa da quella degli animali; nelle piante la respirazione controlla anche alcune vie metaboliche della cellula oltre a fornire energia.
I fattori ambientali più importanti che influenzano la germinazione del seme sono:
La potenziale germinabilità del seme è molto variabile; ci sono specie i cui semi non sono più attivi dopo 15 giorni anche se conservati benissimo (Acer e Salix), altri invece sono attivi anche dopo oltre diecimila anni (Lupinus articus). Quelli citati sono ovviamente casi estremi; il periodo di germinabilità media va dai sei mesi fino a qualche anno. Germinabilità significa capacità di avviare la divisione dell’embrione da cui si avrà la nuova pianta; il seme quindi può assorbire acqua che scatena la respirazione ma l’embrione può anche non formarsi. Per conservare i semi è necessario lo stato secco. Bisogna evitare acqua anche allo stato di vapore per cui va usato gel di silice come agente disidratante. Esistono semi il cui pericarpo è talmente impermeabile da impedire persino l’ingresso di acqua distillata; essi germinano solo al contatto col terreno dove le cere che costituiscono lo strato impermeabile vengono intaccate dai batteri; lo strato viene digerito in alcuni punti permettendo così all’acqua di penetrare all’interno del seme. Esistono semi a germinabilità lunga che si conservano meglio nell’acqua dove non arriva troppo ossigeno che può essere dannoso. Fattori inibitori della germinazione possono essere:
Fattori stimolanti la germinazione sono:
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| Ultimo aggiornamento Domenica 29 Aprile 2012 14:14 |














