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La struttura interna della Terra |
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Scritto da Prof. Lombardo
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mercoledì 07 maggio 2008 |
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L'interno del nostro pianeta viene studiato mediante metodi diretti o indiretti: questo tipo di indagine viene detta geognostica. L'indagine geognostica diretta si effettua tramite scavi e prospezioni geologiche. Queste ultime vengono effettuate mediante perforazioni: con particolari sonde vengono prelevati dei campioni che, per la loro forma e origine vengono detti in gergo carote. Mediante questo tipo di indagine non si riesce però a superare, per il momento, la profondità di 12-15 chilometri.
L'indagine geognostica indiretta permette di aggirare questo limite: ad esempio utilizzando metodi geofisici, come lo studio delle onde sismiche. Mediante l'analisi delle riflessioni e delle rifrazioni (variazione del cammino dell'onda) delle onde P ed S si sono potute fare delle congetture sulla struttura interna della Terra. Infatti la modalità di propagazione di queste onde sismiche dipende dal materiale attraversato e dal suo stato di aggregazione: in genere la velocità aumenta quando viene incontrato uno strato di materiale compatto e ad alta densità, ma diminuisce quando diminuisce la densità. Bisogna inoltre ricordare che le onde S, a differenza di quelle P, sono incapaci di attraversare materiali allo stato fluido (come ad esempio roccia allo stato fuso).
In seguito a questi studi, sono stati essenzialmente elaborati due modelli:
- modello chimico-mineralogico
- modello reologico (la reologia studia la deformazione delle rocce per effetto di forze applicate; in questo modello viene preso in considerazione lo stato fisico)
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 25 marzo 2010 )
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Cellule in mitosi: osservazione delle cellule apicali di radici di cipolla |
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Scritto da Prof. Lombardo
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lunedì 05 maggio 2008 |
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In questo esperimento abbiamo osservato la mitosi cellulare. Ci siamo serviti di cellule appartenenti ad un tessuto soggetto a rapido accrescimento, cioè la parte terminale delle radici di cipolla (Allium cepa). Abbiamo prima fatto sviluppare le radici e successivamente bloccato lo sviluppo con opportuni reagenti. La colorazione ha messo in evidenza il materiale genetico, permettendoci di osservare con il microscopio ottico e successivamente di fotografare le cellule nelle varie fasi della mitosi.
 La nostra cipolla dopo 10 giorni di immersione in acqua
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 25 marzo 2010 )
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Scritto da Prof. Lombardo
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mercoledì 23 aprile 2008 |
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Quando viene applicata una pressione su un oggetto, esso può deformarsi elasticamente o plasticamente. La pressione esercitata modifica la forma dell'oggetto: se la sollecitazione viene esercitata lentamente, l'oggetto si deforma in maniera elastica. Esso è pronto a riprendere la forma originaria se la sollecitazione non viene mantenuta.
Le rocce ad esempio si deformano in maniera elastica quando vengono sottoposte a sforzi di tipo tettonico. Esse possono anche deformarsi in maniera plastica in presenza di determinate condizioni (temperatura e pressione): in questo caso conservano la nuova forma anche in assenza di sollecitazioni, un po' come fa lo stucco.
In presenza di altre condizioni le rocce sottoposte a stress elastico si rompono, avendo esse raggiunto il cosiddetto limite di rottura o limite di elasticità. La frattura che si è originata viene detta faglia e l'energia accumulata precedentemente durante la deformazione viene ora rilasciata improvvisamente sotto forma di vibrazioni che si propagano in tutte le direzioni: si è verificato quindi un terremoto o sisma. É quello che succede quando pieghiamo un bastoncino di legno secco: la sollecitazione dapprima è di tipo elastico ma, raggiunto il limite di rottura, esso si rompe e noi siamo in grado di sentire le vibrazioni propagarsi lungo le braccia. Il modello qui utilizzato viene detto modello del rimbalzo elastico.
I terremoti possono originarsi anche in seguito allo scorrimento delle rocce lungo una faglia preesistente. Le placche tettoniche in cui è suddivisa la crosta terrestre sono in continuo movimento; esse si muovono a bassa velocità (da un centimetro all'anno fino a sedici centimetri all'anno) perchè sono frenate da forti attriti. Proprio queste resistenze permettono alle rocce presenti lungo le faglie di accumulare energia che successivamente viene rilasciata, provocando dei sismi.
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 25 marzo 2010 )
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