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Scritto da Prof. Lombardo
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mercoledì 21 gennaio 2009 |
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Nel 1865 un monaco boemo, Gregor Mendel, pubblicò i risultati di varie sperimentazioni in un lavoro dal titolo "Esperimenti sull'ibridazione delle piante". Questi studi, condotti nell'arco di otto anni, permisero di formulare le leggi che stanno alla base dell'ereditarietà. Ai tempi di Mendel non si sapeva ancora niente dei cromosomi ed era radicata la convinzione che i caratteri presenti nella progenie derivassero dal mescolamento di non ben specificate "essenze". Secondo il principio dell'ereditarietà per mescolamento, quei caratteri ritenuti vantaggiosi, in genere, da allevatori e agricoltori, venivano "diluiti" nelle generazioni successive, per apparire nella progenie a metà, successivamente ad un quarto e così via. Grazie agli studi quantitativi, condotti con metodo e determinazione, Mendel giunse alla conclusione che i caratteri ereditari fossero "discreti", cioè delle unità finite e distinte, proponendo quindi un modello di ereditarietà particolata. Solo successivamente a queste unità discrete fu assegnata la definizione che ancora oggi utilizziamo: i geni.
 Gregor Mendel (fonte: U.S. National Library of Medicine)
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Ultimo aggiornamento ( venerdì 19 marzo 2010 )
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Estrazione del DNA dal kiwi |
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Scritto da Prof. Lombardo
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giovedì 26 febbraio 2009 |
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Con la III D abbiamo estratto il DNA da un frutto, per la precisione da un kiwi. É una prova semplice e rapida, che può essere facilmente svolta anche a casa.
Per aiutare tutti coloro che vogliono ripetere questa esperienza abbiamo scritto la metodica, accompagnandola con le foto scattate in laboratorio.
Il materiale utilizzato è:
- un kiwi abbastanza maturo
- un sacchetto robusto di plastica (noi abbiamo utilizzato quelli per conservare i cibi nel congelatore)
- sale da cucina (cloruro di sodio)
- sapone liquido (per le mani o per i piatti)
- tre pezzi di garza
- alcool isopropilico (in alternativa si può usare l'alcool etilico per i liquori)
- tre becher (in alternativa vanno bene anche piccoli bicchieri di vetro)
- contagocce e bacchetta in vetro
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Ultimo aggiornamento ( martedì 13 aprile 2010 )
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Il modello VSEPR per la definizione della geometria molecolare |
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Scritto da Prof. Lombardo
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lunedì 22 dicembre 2008 |
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In chimica ed in biologia lo studio della forma delle molecole riveste un'enorme importanza per capire e prevedere il loro comportamento ed alcune delle loro proprietà chimiche e fisiche. Si può ricavare in modo teorico e approssimato la geometria molecolare dei composti utilizzando il modello VSEPR. In inglese è un acronimo che sta per Valence-Shell Electron-Pair Repulsion e cioè repulsione delle coppie di elettroni del guscio di valenza. In poche parole, il concetto che sta alla base di questo modello è quello di considerare come delle nubi elettroniche sia gli elettroni che costituiscono i legami sia quelli che fanno parte dei cosiddetti doppietti liberi.
Queste "nubi elettroniche", essendo tutte cariche negativamente, tendono a respingersi e ad orientarsi il più distante possibile l'una dall'altra; secondo Sidgwick e Powell l'arrangiamento dei doppietti elettronici è tale da massimizzare la loro distanza reciproca, in accordo con il principio di Pauli.
 La geometria molecolare deriva dalla combinazione delle distanze tra i nuclei atomici (lunghezza di legame) e degli angoli che si formano tra gli assi dei legami (angolo di legame)
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Ultimo aggiornamento ( venerdì 19 marzo 2010 )
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