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Rosse, blu o anche nere: ecco come potrebbero essere le piante su altri pianeti PDF Stampa E-mail
Scritto da Laura Saccomanno   
mercoledì 23 giugno 2010

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E’ stato un articolo, pubblicato dalla biometeorologa Nancy Y. Kiang riguardo il colore delle piante su altri pianeti, che mi ha particolarmente incuriosita… Sono stati scoperti oltre 200 pianeti al di là del sistema solare e di questi ancora non si è del tutto certi se ospitino o no la vita, ma se fosse vero? Se ci fosse la vita? La fotosintesi rappresenterebbe un modo per capire se in questi nuovi pianeti sia possibile o meno vivere. Cerchiamo allora di capire bene come funzioni la fotosintesi, soffermandoci maggiormente sul suo modo di raccogliere la luce, prima di tutto qui, sul nostro pianeta Terra.

Il sole produce un’enorme quantità di energia che si manifesta sulla terra sottoforma di radiazioni elettromagnetiche; una forma di questo tipo di radiazioni è la luce, alla quale viene attribuita una doppia natura: quella di onda e quella di particella. Noi, adesso, prenderemo in considerazione soltanto il suo secondo aspetto, quello particellare. Le particelle che compongono la luce vengono definite fotoni (particelle elementari) e rappresentano la più piccola unità divisibile di luce. Image
La fotosintesi dipende proprio da questi fotoni, dalla loro energia. Possiamo identificare due tipi di fotoni: quelli blu e quelli rossi. I fotoni blu trasportano più energia rispetto a quelli rossi, mentre questi ultimi si trovano in numero maggiore. Per questo motivo le piante utilizzano i fotoni blu per la loro energia mentre quelli rossi per il loro numero elevato. I fotoni verdi, invece, che si trovano tra quelli rossi e blu, non hanno abbastanza energia da essere assorbita, per cui la “clorofilla A” (il pigmento più importante per l’assorbimento della luce) li riflette, ed è per questo motivo che noi vediamo le piante di colore, appunto, verde. I vari pigmenti fotosintetici funzionano, inoltre, tutti quanti insieme come all’interno di una rete di antenne, in cui ciascuna è capace di assorbire i fotoni di una certa frequenza. Tutta quanta l’energia viene indirizzata verso una particolare molecola di clorofilla, che fa parte di un centro di reazione, in cui avvengono le reazioni chimiche che scindono l’acqua e liberano ossigeno. Le reazioni possono partire soltanto se vengono ricevuti dei fotoni rossi, oppure una stessa quantità di energia in un’altra forma; per questo motivo, per potere sfruttare i fotoni blu, i vari pigmenti cercano di convertire l’energia più alta (dei fotoni blu) in una più bassa (dei fotoni rossi).
Questo tipo di sistema funziona anche per convertire il ciano, il verde o il giallo sempre in rosso.

Adesso che abbiamo capito come funziona, in parte, la fotosintesi e in maniera più specifica il suo comportamento rispetto alla luce, bisogna tenere conto inoltre che la quantità di luce luminosa che viene assorbita dalle piante varia a seconda del tipo di stella dalla quale esse assorbono i fotoni: intorno a stelle più calde e più blu del Sole le piante assumeranno un colore verde, giallo o rosso (grazie all’assorbimento della luce blu), mentre i pianeti che si trovano intorno a stelle più fredde, riceveranno meno luce visibile, per cui le piante cercheranno di assorbirne il più possibile, diventando nere.
Adesso sarà soltanto una questione di tempo che ci permetterà di verificare se effettivamente le piante su altri pianeti potrebbero assumere questi colori differenti: non ci resta altro che aspettare.

Per tutti coloro che amano l’astronomia e vorrebbero essere al corrente di eventuali scoperte consiglio il sito della rivista “Astrobiology” : http://www.astrobio.net/

Ultimo aggiornamento ( giovedì 24 giugno 2010 )
 
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