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Rosse, blu o anche nere: ecco come potrebbero essere le piante su altri pianeti
Scritto da Laura Saccomanno   
mercoledì 23 giugno 2010

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E’ stato un articolo, pubblicato dalla biometeorologa Nancy Y. Kiang riguardo il colore delle piante su altri pianeti, che mi ha particolarmente incuriosita… Sono stati scoperti oltre 200 pianeti al di là del sistema solare e di questi ancora non si è del tutto certi se ospitino o no la vita, ma se fosse vero? Se ci fosse la vita? La fotosintesi rappresenterebbe un modo per capire se in questi nuovi pianeti sia possibile o meno vivere. Cerchiamo allora di capire bene come funzioni la fotosintesi, soffermandoci maggiormente sul suo modo di raccogliere la luce, prima di tutto qui, sul nostro pianeta Terra.

Ultimo aggiornamento ( giovedì 24 giugno 2010 )
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TUTTI AL MARE! Ma attenti ai raggi ultravioletti…
Scritto da Laura Saccomanno   
domenica 06 giugno 2010

ImageOrmai ci avviciniamo all’estate, si incomincia a sentire la voglia di relax, di mare e di sole. Riguardo a quest’ultimo dobbiamo però fare un po’ di attenzione… La prospettiva estiva di ogni persona è quella di riuscire ad avere una buona abbronzatura, ma sappiamo di preciso quali effetti potrebbero provocare molte ore passate sotto il sole?

 

Ultimo aggiornamento ( venerdì 18 giugno 2010 )
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Breve storia del DNA
Scritto da Laura Saccomanno   
sabato 29 maggio 2010

(1869) MIESCHER
Isolò un acido nucleico, in seguito chiamato DESOSSIRIBONUCLEICO per distinguerlo dal RNA (acido ribonucleico).

(1928) GRIFFITH
Utilizzò dei batteri detti PNEUMOCOCCHI capsulati e virulenti (detti S, dall'inglese "smooth" perché le colonie sono lisce) e acapsulati e non virulenti (detti R dall'inglese "rough" perché le colonie sono rugose)

  • con i pneumococchi virulenti (“S”) il topo muore;
  • con i pneumococchi non virulenti (“R”) il topo vive;
  • con i pneumococchi “S” degradati con il calore il topo vive;
  • con i pneumococchi “S” degradati con il calore e quelli “R” il topo muore.

C’era un qualcosa che passava dai batteri lisci (“S”) a quelli ruvidi (“R”) e che verrà chiamato FATTORE TRASFORMANTE.

(1943) AVERY
Ripeté l’esperimento di Griffith e dimostrò che il fattore trasformante era il DNA, formato da fosfati, desossiribosio, e basi azotate (adenina, citosina, guanina e timina).


(1952) HERSHEY e CHASE
Partirono dalla considerazione che le proteine contengono ZOLFO e che gli acidi nucleici contengono FOSFORO. Questi vengono marcati mediante ISOTOPI RADIOATTIVI. Utilizzarono il batterio Escherichia coli (come organismo ospite) e il virus BATTERIOFAGO T2. Nel caso del fosforo radioattivo, il DNA trasmesso all’interno del batterio lo infetta rendendolo radioattivo, mentre, nel caso dello zolfo, il capside del virus rimane fuori dalla cellula batterica e non riesce a trasmettere l’informazione (non c'é radioattività).

(1952) MIRSKY
Dimostrò che le CELLULE SOMATICHE di qualsiasi specie contengono uguali quantità di DNA, mentre i GAMETI contengono la metà di DNA presente nelle cellule somatiche.
CELLULE SOMATICHE: sono le cellule del corpo;
GAMETI: sono tutte le cellule preposte alla riproduzione.

1952 CHARGAFF
Scoprì che la proporzione tra le 4 BASI AZOTATE è la stessa in tutti gli individui di una determinata specie, ma varia da una specie all’altra.
SPECIE: popolazione di individui che possono riprodursi e hanno una prole feconda.

(1953) WILKINS e FRANKLIN

In seguito a studi effettuati con i raggi x, fornirono prove evidenti di una struttura a forma di ELICA del DNA.

(1953) WATSON e CRICK
Scoprono la struttura tridimensionale del DNA: elica a doppio filamento, con un diametro di 2 nn(nanometri), con le basi A/T e C/G appaiate, e con filamenti ANTIPARALLELI.

 

Ultimo aggiornamento ( sabato 29 maggio 2010 )
 
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